ferro foglie

Botanica

Elementi nutritivi Ferro

Il ferro è tra gli elementi nutritivi più attivi. Presente in molti ortaggi, è la base di quasi tutto quello che ha a che fare col vegetale

di Redazione

07 settembre 2011

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Generalità

Il Ferro è un microelemento catalitico, considerato tra i dieci elementi indispensabili alla vita delle piante; tra quegli elementi, cioè, che se ne viene a mancare uno solo i vegetali non riescono a sopravvivere. Nelle piante è presente soprattutto nelle foglie, accumulato in prevalenza nei cloroplasti dove partecipa alla sintesi della clorofilla, il pigmento importantissimo che colora le piante di verde e nella fotosintesi clorofilliana dove trasforma l'energia luminosa in energia chimica. Legato com'è alla clorofilla si capisce subito come in sua assenza tutti gli organi verdi, segnatamente le foglie si decolorano per aclorofillia, vale a dire scarsa o mancata formazione di clorofilla. Il ferro è parte integrante di vari enzimi (catalasi, perossidasi, vari citocromi, citocromossidasi, ferridoxina e flavoproteine): questi intervengono nelle reazioni di ossidoriduzione della fotosintesi, del metabolismo dei carboidrati, della riduzione dei nitrati e dei nitriti, della respirazione. Il ferro, inoltre, partecipa attivamente nel processo di fissazione biologica dell'azoto atmosferico essendo anche nel centro attivo della nitrogenasi dei noduli radicali in forma non ematica associato al molibdeno. I terreni contengono quantità rilevanti di Ferro nella forma Fe+++ (ione ferrico), per essere assorbito dalle piante e successivamente traslocato nelle foglie deve essere trasformato (ridotto) alla forma Fe++ (ione ferroso). Nei terreni caratterizzati da pH elevato (7,8 - 8), dotati di elevato contenuto in calcare attivo, non si ha la riduzione dello ione ferrico in ferroso determinando la mancata disponibilità del ferro per insolubilizzazione e quindi non utile per la nutrizione delle piante. Le clorosi sono inoltre diffuse nei terreni sabbiosi, in presenza di ristagni idrici, in terreni con un basso contenuto di sostanza organica, in suoli con presenza di microelementi antagonisti al Ferro (Mn, Cu, Zn, Mo) o da un eccesso di fosforo nel terreno. Anche alcune condizioni metereologiche, quali tempo eccezionalmente freddo, frequente talvolta alla ripresa vegetativa o poco dopo e spesso legato al ristagno di umidità o, all'opposto, periodi anormalmente caldi. Quindi possiamo dire che quasi mai la clorosi ferrica si manifesta per una reale carenza dell'elemento, ma è data da una scarsa disponibilità dell'elemento come conseguenza di fattori esterni o da condizioni chimiche del suolo che impediscono al ferro di non essere assimilabile. La prevenzione e la cura delle carenze di ferro, oggi, sono effettuate utilizzando prevalentemente prodotti a base di chelati di ferro che presentano la caratteristica di mantenere il ferro disponibile anche in condizioni chimiche del terreno non favorevoli. La carenza di ferro induce nella pianta una tipica sintomatologia denominata clorosi ferrica. La clorosi (dal greco chloròs = giallo-verde) si manifesta con ingiallimento internervale delle foglie, con svolgimento basipeto, avente cioè progressione dall'apice (foglie più giovani) alla base (foglie più vecchie). Nei casi più gravi si ha anche sbiancamento fogliare, necrosi apicale e marginale delle foglie fino al totale indebolimento della pianta con scarsa o nulla produzione. Le specie che maggiormente risentono di tale manifestazione carenziale sono: il pesco, l'actinidia, la vite, il pero innestato su cotogno, gli agrumi, alcune specie orticole e floricole quali pomodoro, lattughe, gerbere, ortensie e rose.

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Domande frequenti

  • Quali sono i sintomi visibili della carenza di ferro nelle piante?
    La carenza di ferro provoca la clorosi ferrica, caratterizzata da un ingiallimento delle foglie che inizia tra le nervature mantenendole verdi, mentre il tessuto interiore diventa giallo. Questo sintomo si manifesta prima sulle foglie più giovani (apice) e progredisce verso quelle vecchie. Nei casi gravi, le foglie possono sbiancarsi completamente, presentare necrosi ai margini e alle punte, portando a un forte indebolimento della pianta e a una drastica riduzione della produzione.
  • Perché il ferro diventa indisponibile per le piante nonostante sia presente nel terreno?
    Il ferro nel suolo è spesso sotto forma di ione ferrico (Fe+++), che le piante non possono assorbire direttamente. Deve essere ridotto a ione ferroso (Fe++). Questa trasformazione fallisce in terreni con pH alto (alcalini, sopra 7,8), ricchi di calcare attivo, o in presenza di ristagni idrici. Inoltre, l'eccesso di fosforo o di altri microelementi come manganese, rame, zinco e molibdeno può bloccare l'assorbimento del ferro, rendendolo inutilizzabile per la pianta.
  • Come si previene e si cura la clorosi ferrica?
    La cura principale consiste nell'applicazione di prodotti a base di chelati di ferro. Questi composti mantengono il ferro in una forma assimilabile dalla pianta anche in terreni alcalini o difficili, bypassando i problemi di insolubilizzazione causati dal pH elevato. È fondamentale intervenire tempestivamente quando compaiono i primi sintomi di ingiallimento internervale per evitare danni permanenti alla vegetazione e alla produzione.
  • Quali piante sono particolarmente sensibili alla carenza di ferro?
    Le specie più soggette a clorosi ferrica includono alberi da frutto come il pesco, l'actinidia (kiwi), la vite, il pero innestato su cotogno e gli agrumi. Tra le piante ornamentali e ortive, sono sensibili il pomodoro, le lattughe, le gerbere, le ortensie e le rose. Queste specie richiedono ferro in abbondanza per la sintesi della clorofilla e soffrono rapidamente quando l'elemento non è biodisponibile nel suolo.
  • Qual è il ruolo biologico del ferro nella pianta?
    Il ferro è essenziale per la sintesi della clorofilla nei cloroplasti, permettendo la fotosintesi clorofilliana. Partecipa inoltre come componente di enzimi chiave come catalasi, perossidasi e citocromi, coinvolti nella respirazione cellulare e nel metabolismo dei carboidrati. È cruciale anche nella fissazione biologica dell'azoto atmosferico, agendo nel centro attivo della nitrogenasi nei noduli radicali insieme al molibdeno, e nella riduzione dei nitrati.