agnocasto

Cenni generali

La pianta di agnocasto è utilizzata in fitoterapia per la cura di alcune sintomatologie o patologie, grazie ad alcune sue particolari proprietà benefiche che andremo successivamente ad analizzare nello specifico. Di questa pianta, la parte utile impiegata come medicinale efficace è solamente il frutto. È infatti nel frutto della Vitex Agnus Castus che si può ravvisare la presenza di alcune fra le componenti attive principali, come gli oli essenziali, gli iridoidi, gli alcaloidi e infine i flavonoidi.

Proprio per la presenza di alcuni elementi costituenti, l’agnocasto è spesso impiegato nel trattamento di sintomatologie tipiche della donna atte a regolare il bilancio ormonale femminile: per esempio, è bene utilizzarlo per la regolazione del sistema di ovulazione allorché si presentino problemi di dismenorrea o amenorrea. I frutti della Vitex Agnus Castus sono incredibilmente efficaci anche nel trattamento di una condizione tipicamente ed esclusivamente appartenente al gentil sesso, ovvero la menopausa.

Infatti, non a caso in questo momento le ricerche medico-scientifiche riconoscono nell’agnocasto l’unica pianta in grado di svolgere un’azione progestogenica. In effetti, è l’unica pianta oggi conosciuta che abbia effetti simili a quelli indotti dagli ormoni, sebbene non se ne conoscano ancora bene le motivazioni di fondo, cioè a quale elemento imputare questa proprietà e a quali meccanismi impliciti essa faccia riferimento. Si è recentemente ipotizzato che il meccanismo per mezzo del quale la pianta agisce in questo modo sia imputabile a un particolare fitocomplesso o a un particolare principio attivo contenuto nei frutti dell’agnocasto. Ma, malgrado le ricerche continuino, ancora nulla di certo appare all’orizzonte.

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Introduzione e descrizione dell'agnocasto

L’agnocasto è una pianta conosciuta fin dall’antichità e le sono sempre state attribuite un gran numero di virtù curative. Ciò non toglie che possa essere impiegata anche come eccellente arbusto da giardino, grazie alla sua lunga stagione di fioritura e ai bei colori delle infiorescenze.

Il vitex agnus castus è un arbusto appartenente alla famiglia delle Verbenaceae, endemico delle regioni mediterranee, in particolare dei luoghi umidi e non lontani dal mare, dove convive spesso con i tamerici. Oggi è però diffuso in moltissime zone costiere in tutto il mondo.

In coltivazione raramente supera i 2 metri di altezza e larghezza, ma in un habitat ideale può diventare davvero imponente, superando addirittura gli 8 metri in ogni senso. È un arbusto diffuso e poco compatto a foglie opposte, composte da 5 segmenti disposti a raggio di color verde-grigio. I fiori, profumati, sono raccolti in infiorescenze apicali a forma di racemi, eretti e sottili, talvolta ramificati, lunghi fino a 15 cm, sulla vegetazione prodotta nell’annata. La specie tipica li ha viola, ma esistono anche cultivar nel bianco e nel rosa. L’intera pianta emana un profumo aromatico e pungente. La propagazione è molto semplice visto che la germinazione dei semi è sicura e veloce, ma, volendo avere un esemplare adulto in tempi brevi, è possibile ricorrere anche alla talea che raramente non riesce.

Per gli utilizzi erboristici sono sempre stati tenuti in grande considerazione gli esemplari cresciuti in Sicilia, nel Nord dell’Africa e in Costa Azzurra. La crescita in un ambiente caldo e assolato, infatti, favorisce un’estrema concentrazione degli aromi e dei principi attivi.

Il suo nome, secondo alcuni, deriva dal latino e significherebbe “agnello casto”, secondo altri, al contrario, farebbe riferimento alla forma del fiore. In latino antico, infatti, agnus forse significava “spiga”.

Già originariamente era riconosciuta come pianta capace di sedare gli ardori. In Grecia veniva usata per adornare i letti delle donne che dovevano conservarsi caste, aspettando il ritorno dei mariti dalla guerra. Con l’avvento del Medioevo divenne invece un prezioso alleato dei monaci, che ne pestavano i semi impiegandoli come spezia per aromatizzare i cibi e, allo stesso tempo, avvalersi delle sue qualità sedative, utili per evitare le tentazioni.


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Impieghi comuni

agnocasto La maggior parte dei disturbi correlati all’avanzamento della menopausa, come tensione, palpitazione, vampate di calore, sudori notturni e così via, viene trattata mediante la somministrazione di agnocasto per qualche mese. Infatti, l’agnocasto è considerata una pianta ad azione lenta: i suoi effetti benefici e utili sono riscontrabili solo dopo qualche mese, generalmente almeno cinque o sei.

In alcuni casi, può capitare che i disturbi da sindrome premestruale siano causati dalla massiccia presenza di estrogeni. L’agnocasto, proprio grazie alle sue peculiari caratteristiche ormono-regolatrici, è spesso somministrato per il trattamento di sindrome premestruale in caso di estrogeni alti. Al contrario, questo tipo di somministrazione è decisamente sconsigliato per chi soffra di sindrome premestruale caratterizzata da valori opposti, ovvero progesterone alto ed estrogeni bassi.

Sebbene non tutti gli esperti siano d’accordo nel prescrivere trattamenti a base di agnocasto per la cura di sintomatologie acute procurate dal periodo mestruale femminile, a quanto pare questa pianta possiede invece la caratteristica funzione benefica di regolare il ciclo in tutti i casi, che siano cicli di lunga durata o di breve durata.

Fra i trattamenti più comuni troviamo sicuramente la regolazione del ciclo ovulatorio e il trattamento di cefalea da mestruazioni. In questi casi è bene associare all’assunzione dell’agnocasto, anche il partendo e la bardana. È possibile utilizzarla anche in caso di amenorrea, metrorragia, dismenorrea e menorragia.

Naturalmente, proprio in virtù degli effetti che questa pianta ha sul sistema ormonale dell’organismo femminile, è bene non associare la sua assunzione a quella di altri farmaci che intervengono nello stesso modo o in un modo simile, come ad esempio ormono-stimolanti, farmaci ad azione progestinica, piccole contraccettive etc.

Decisamente sconsigliata è anche l’assunzione standard durante l’allattamento e la gravidanza. In questi casi, sempre sotto prescrizione del medico, è possibile assumerne in quantità ridotta.


Forme di assunzione

Generalmente, la pianta di agnocasto viene assunta in gocce per il trattamento delle principali sintomatologie legate al sistema ormonale femminile o per contrastare gli effetti negativi dei sintomi associati alla menopausa.

La prescrizione è solitamente formulata nell’assunzione dell’agnocasto in forma di tintura madre da assumere nella dose canonica di circa quaranta gocce ogni giorno (naturalmente, questa prescrizione è in via del tutto esemplificativa e può variare di caso in caso a seconda della gravità dei sintomi, della loro persistenza, dello stato di salute della paziente e dei suoi particolari trascorsi anamnestici), per un periodo che può protrarsi a lungo e comunque non meno di tre-quattro mesi. Infatti, come accennato, l’agnocasto è una pianta che agisce lentamente sul nostro organismo, lasciando attendere a lungo l’arrivo dei suoi effetti benefici.