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Monilia

La monilia: malattia fungina che si può manifestare su alcuni frutti nostrani. Quali sono le possibili cause e come combatterla?

di Redazione

10 febbraio 2017

Cosa è la monilia laxa e chi attacca

La Monilinia laxa, meglio conosciuta come monilia, è una malattia fungina che si manifesta su alcune specie di piante da frutto. Possiamo difatti incontrarla su specie di alberi (da frutto e non) come le Drupacee (pesco, susino, albicocco, mandorlo e ciliegio) e le Pomacee (melo, pero, nashi, nespolo comune, nespolo del Giappone, sorbo domestico, cotogno, azzeruolo). Si differenzia dalla Monilinia fructigena perché, a differenza di quest'ultima, colpisce tutti gli organi della pianta; si può quindi manifestare anche su rami, foglie, fiori e frutti. Questa avversità fungina è considerata la più pericolosa per quanto riguarda la coltivazione in ambito biologico, poiché spesso per sconfiggerla bisogna far ricorso a prodotti chimici.

Come si manifesta e quali sono le possibili cause

Questa infezione sfrutta il clima piovoso ed una elevata umidità per insediarsi nella pianta. Bisogna prestare particolare attenzione alle fasi fenologiche più sensibili della pianta e cioè quelle a ridosso della fioritura e della maturazione. Se trova condizioni climatiche favorevoli può compromettere buona parte della produzione. I sintomi sono differenti per ogni parte della pianta. Nei rami possiamo osservare la formazione di cancri rameali con conseguente fuoriuscita di essudato gommoso; le foglie, colpite solo a seguito del contatto con frutto infetto, presentano macchie rossastre su entrambi i lati ed una formazione di muffa sul lembo superiore; i fiori vengono colpiti piuttosto raramente ed in caso questo avviene a fioritura molto avanzata causando l'imbrunimento e dopo poco tempo il disseccamento. Per finire i frutti invece sono predisposti all'infezione durante tutto il ciclo del loro sviluppo.

Quali sono i danni causati

I danni creati da questo fungo possono essere molto gravi, talvolta anche letali per l'intera produzione. Abbiamo già detto in precedenza che i frutti possono essere colpiti in qualunque stadio dello sviluppo anche se bisogna prestare maggiore attenzione durante la fase della maturazione. Questo risulta difatti essere l'arco temporale in cui la malattia s'insidia con maggior frequenza. Una volta maturati ed asportati dalla pianta, i frutti non sono da considerarsi fuori pericolo poiché alcune volte i sintomi possono comparire anche dopo la raccolta. Per quanto riguarda le altri parti della pianta il danno maggiore consiste nel fatto che i terminali dei rametti colpiti deperiscono costringendo la pianta a produrre nuovi germogli quindi "dirottando" parecchie risorse nutritive a sfavore della produzione di frutti.

Come prevenire e curare la pianta

Per combattare questa malattia gioca un ruolo fondamentale la prevenzione infatti frutti, foglie e rametti, una volta constatata la presenza della malattia, andrebbero rimossi immediatamente dalla pianta e poi bruciati. Questa operazione previene l'ulteriore diffusione di spore. Come altro accorgimento per evitare questa malattia è fondamentale eseguire un'accurata potatura invernale fornendo così alla chioma una migliore aerazione. Con questa operazione si abbassa il livello di umidità che, come detto in precedenza, favorisce lo sviluppo del fungo. Aiuti concreti ci arrivano anche dalla chimica, esistono infatti trattamenti chimici per la lotta preventiva da fare in autunno come il Prolectus 50 WG che è un prodotto a base di Fenpyrazamine. In caso di contagio si consiglia l'utilizzo di prodotti antifungini non molto persistenti proprio per non compromettere la raccolta dei frutti. Come ulteriori accorgimenti da adottare possiamo rispettare la distanza tra le piante, curare il drenaggio, ed infine non somministrare troppi concimi azotati.

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Domande frequenti

  • Quali piante da frutto sono più soggette all'attacco della monilia?
    La monilia colpisce principalmente due gruppi botanici: le Drupacee e le Pomacee. Tra le drupacee, sono vulnerabili pesco, susino, albicocco, mandorlo e ciliegio. Nelle pomacee, il fungo interessa melo, pero, nashi, nespolo comune, nespolo del Giappone, sorbo domestico, cotogno e azzeruolo. A differenza di altre specie di Monilinia, la Monilinia laxa è particolarmente aggressiva perché può infettare qualsiasi organo della pianta, inclusi rami, foglie, fiori e frutti, rendendola una minaccia diffusa per questi ortofrutticoli.
  • In quali periodi dell'anno la monilia è più attiva e pericolosa?
    Il fungo prospera grazie al clima piovoso e all'elevata umidità ambientale. I momenti critici di attacco coincidono con le fasi fenologiche sensibili della pianta, ovvero la fioritura e la maturazione dei frutti. Durante questi periodi, se le condizioni meteorologiche sono favorevoli, il patogeno può compromettere gravemente la produzione. È importante notare che i frutti possono essere infettati in qualsiasi stadio di sviluppo, ma il rischio aumenta significativamente durante la maturazione e i sintomi possono apparire persino dopo la raccolta.
  • Come riconoscere visivamente i sintomi della monilia sulle diverse parti della pianta?
    I sintomi variano in base all'organo colpito. sui rami compaiono cancri con fuoriuscita di essudato gommoso. Le foglie mostrano macchie rossastre su entrambe le facce e muffa sul lato superiore, solitamente dopo il contatto con frutti infetti. I fiori, colpiti raramente solo in fioritura avanzata, imbruniscono e disseccano rapidamente. I frutti sviluppano marciume marrone che può persistere anche post-raccolta. L'osservazione accurata di questi segni, specialmente la gomma sui rami e la muffa grigiastra sui frutti, aiuta nell'identificazione precoce della malattia.
  • Quali interventi agronomici sono efficaci per prevenire la diffusione della monilia?
    La prevenzione si basa sulla gestione dell'umidità e sull'igiene colturale. È fondamentale eseguire una potatura invernale accurata per migliorare l'aerazione della chioma e ridurre l'umidità interna. Bisogna rimuovere e bruciare immediatamente tutti i rametti, le foglie e i frutti infetti per eliminare le spore. Inoltre, rispettare le distanze di piantagione, garantire un buon drenaggio del suolo ed evitare eccessi di concimazione azotata aiutano a mantenere la pianta vigorosa e meno suscettibile agli attacchi fungini ambientali.
  • È possibile trattare la monilia con prodotti chimici in agricoltura biologica?
    Sì, esistono opzioni chimiche consentite, sebbene la monilia sia considerata una delle avversità più difficili da gestire in bio. Per la lotta preventiva, si possono utilizzare prodotti specifici come il Prolectus 50 WG (a base di fenpyrazamina) applicato in autunno. In caso di contagio attivo, si raccomandano antifungini non persistenti per non contaminare la raccolta. Tuttavia, la strategia principale rimane preventiva: l'intervento chimico va integrato con le pratiche colturali descritte, poiché il controllo totale richiede spesso un approccio combinato e tempestivo.