Generalità

Il pittosporo appartiene alla famiglia delle pittosporaceae. E’ una pianta originaria dell’Asia orientale, dell’Africa e dell’Australia, da cui provengono la maggior parte delle specie, che sono circa 150. Si tratta di arbusti e di alberi di piccole dimensioni, sempreverdi, semirustici e dotati di un fogliame molto ornamentale. Sono particolarmente adatti per essere coltivati in serra, nelle vasche, ma anche come cespugli nei giardini delle zone con clima mite; nelle zone litoranee sono utilizzati per formare siepi. Il pitosforo è un arbusto molto amato e diffuso nel nostro paese, in particolare nelle regioni centro-settentrionali e lungo le coste. Cresce difatti molto bene nelle aree caratterizzate da inverni miti ed è d’altro canto apprezzatissimo per il bel fogliame lucido persistente e la fioritura profumatissima che ricorda, nella sua dolcezza, quella degli alberi di arancio.

Tra le principali specie ricordiamo: Pittosporum tobira

Il pittosporo tobira proviene dal Giappone e dalla Cina, ma vive facilmente in tutte le zone a clima mite. In genere, raggiunge un’altezza che varia tra i 2-5 metri. Le foglie sono obovate, lucide e di colore verde scuro. I fiori di questo arbusto sono giallo-crema; si presentano delicatamente profumati e sbocciano da aprile a settembre.

Caratteristiche del Pitosforo

Come abbiamo detto il genere è estremamente ampio e vario, quindi fare una descrizione calzante per tutte le specie è davvero difficile. I pitosfori più diffusi sono caratterizzanti da fogliame ovale o rotondo, coriaceo, di colore verde scuro, con lamina molto lucida. Le singole foglie si dispongono a corona intorno al ramo. I fiori, nelle sfumature del bianco e del lilla, vengono prodotte dall’inizio alla fine della primavera, a seconda della varietà e del nostro clima. Sono raccolti in abbondanti corimbi e, grazie al profumo dolce che rilasciano nell’aria, attirano moltissimi insetti impollinatori (api, farfalle, bombi). Una volta sfioriti evolvono, all’arrivo dell’autunno in capsule che poi, aprendosi, rivelano abbondantissimi semi, anch’essi ornamentali per il loro colore rosso vivo.

IL PITOSFORO IN BREVE
Famiglia, genere, specie  Pittosporaceae, gen. Pittosporo, più di 200 specie
Tipo di pianta  Albero o arbusto
Dimensioni  Da 1 a 10 metri (in coltivazione)
Fogliame  persistente
Manutenzione  bassa
Esposizione  Sole-mezz’ombra
Terreno  Non esigente, possibilmente non argilloso o troppo povero
Rusticità  Mediamente resistente (alcuni -12°C, altri -5°C), teme venti freddi
Irrigazioni  Resistente alla siccità, trae beneficio da irrigazioni frequenti in estate
Propagazione  Semina, talea
Uso  Arbusto isolato, siepe, vaso

Pittosporum crassifolium

Il pittosporo crassifolium è una specie arbustiva originaria della Nuova Zelanda. L’altezza massima è di 5 metri. Le foglie sono obovate, di colore verde scuro sulla pagina superiore, bianche o rossicce sulla pagina inferiore. I fiori nascono da aprile a maggio, sono marroni e sono seguiti da frutti bianchi e ovoidali.

Pittosporum tenuifolium

Il Pittosporo tenuifolio è una specie anch'essa proveniente dalla Nuova Zelanda. Si differenzia dalle altre varietà di questo arbusto per la forma delle foglie, che sono allungate ed hanno margini ondulati di colore verde chiaro. I fiori sono bruni ed emanano un odore simile a quello della vaniglia.

Tecniche colturali

La piantumazione va effettuata alla fine di aprile o in maggio. Il terreno deve essere fertile e ben drenato. La posizione deve essere al sole, anche pieno, ma al riparo dai venti. Se il pittosporum è utilizzato per formare siepi, è bene rispettare la distanza di circa 50/70 cm tra una pianta e l’altra. La potatura si esegue in aprile ed ha lo scopo di ridare una forma, sfoltire e rinforzare la pianta; i rami da tagliare saranno dunque quelli più “disordinati”. Le siepi si pareggiano ogni anno, da aprile a giugno.

IL CALENDARIO DEL PITOSFORO
Messa a dimora al Sud  Autunno
Messa a dimora al Nord  primavera
Rinvaso  primavera
Potatura  Dopo la fine della fioritura
Concimazione  Stallatico in autunno, granulare in primavera
Semina  Autunno, con vernalizzazione
Talea  Fine estate
La riproduzione può avvenire per seme o per talea. La semina deve essere effettuata in marzo, dopo che i semi sono stati separati dalla sostanza vischiosa che li ricopre all’interno del frutto. I semi devono essere posti in vasi piccoli, ogni anno si procederà al rinvaso. I vasi, prima di essere collocati a dimora definitiva, vanno riposti in cassoni freddi per un periodo di 2-3 anni. Le talee si prelevano dai rami laterali semimaturi, da maggio a giugno; la loro lunghezza deve essere di circa 10 cm. Dopo il loro radicamento si può procedere al rinvaso, sempre graduale, fino a quando, nel maggio dell’anno successivo, potranno essere messi a dimora all’aperto.

Parassiti e Malattie

Particolarmente pericolose per il pittosporum sono le gelate tardive, che nei casi più gravi possono provocare anche la morte della pianta. Il pittosforum è soggetto ad attacchi da parte di cocciniglie, che tuttavia possono essere facilmente debellate grazie all’utilizzo di appositi prodotti. Per accorgersi della loro presenza è necessario controllare le foglie e verificare che non siano presenti macchie che potrebbero essere ricondotte a questi parassiti dall'aspetto inconfondibile. Se la pianta è possibile lavarla con acqua e sapone neutro per eliminare le cocciniglie, altrimenti si potrà ricorrere all'utilizzo di specifici prodotti antiparassitari.

Origini e utilizzi del pitosforo

I pitosfori sono alberi o arbusti originari del Sud-est asiatico, in particolare delle aree temperate della Cina e del Giappone. Il genere, che fa parte dell’ampia famiglia delle Pittosporaceae, comprende all’incirca 200 specie, molto varie in dimensioni, aspetto e portamento. Allo stato spontaneo alcune specie possono diventare davvero ingombranti, ma quelle in coltivazione sono molto più gestibili e alcune si adattano a crescere in contenitore per decorare, con le belle foglie persistenti, balconi e terrazzi. Trovano però molti impieghi anche in piena terra: sono tra le essenze più amate per la creazione di siepi belle e compatte, oltre che fiorifere. La loro crescita lenta permette allo stesso tempo una buona adattabilità agli spazi e una bassa manutenzione.

Dove posizionare il pitosforo

La coltivazione in piena terra è sicuramente quella che può dare maggiori soddisfazioni: la pianta crescerà infatti più velocemente e nel tempo diventerà pressoché autonoma. Il pitosforo ama il sole e il caldo. Dovremo quindi scegliere, se possibile, una posizione esposta a Sud o ad Ovest o dove la pianta venga raggiunta dalla luce per buona parte della giornata o, se non è possibile, almeno nelle ore centrali, quelle più calde. Questo naturalmente se viviamo in un’area con inverni miti; altrove è importante, specialmente nei mesi più freddi, che la pianta sia illuminata direttamente dalle prime ore della giornata e comunque il più a lungo possibile. In ogni caso, ma specialmente se viviamo al Nord o in altura, bisogna ricordare che il pitosforo soffre particolarmente se esposto a venti rigidi: scegliamo quindi di collocarlo nei pressi di un muro o copriamolo con del tessuto non tessuto. D’altro canto si rivela molto resistente nei confronti della siccità e dell’aria salmastra, tipica delle zone costiere: è quindi la scelta giusta per decorare il giardino o creare siepi in prossimità del mare.

Terreno

Da questo punto di vista è abbastanza tollerante: si adatta a quasi tutti i terreni ad eccezione di quelli esageratamente argillosi e compatti. Questi potrebbero causare un eccessivo ristagno idrico e quindi un deperimento dell’apparato radicale. Se questo fosse il nostro caso dovremo operare asportando estraendo il substrato, fino almeno ad una profondità di 50 cm. In seguito, dopo aver creato uno strato drenante con della ghiaia, potremo sostituirlo con una miscela appositamente approntata: quella ideale si ottiene mescolando 1/3 di terra di campo, 1/3 di terriccio per piante verdi e 1/3 di sabbia di fiume. Volendo possiamo aggiungervi anche qualche manciata di stallatico ben stagionato.

Irrigazione

I pitosfori ben affrancati sono senz’altro molto resistenti alla siccità e si adattano quindi molto bene al giardino mediterraneo o quelle aree lontane da fonti d’acqua. È però vero che per ottenere una buona crescita e fioritura sarebbe necessario, almeno durante i mesi più caldi dell’estate, fornire acqua abbastanza frequentemente. Se possibile, in mancanza di piogge, irrighiamo abbondantemente almeno ogni 7-15 giorni, anche a seconda della tessitura del nostro terreno.

Concimazione

Per avere una crescita (relativamente) veloce non si può prescindere da una buona concimazione. Un buon metodo consiste nel coprire, in autunno, il piede delle piante con abbondante stallatico sfarinato. Oltre a migliorare la tessitura del terreno proteggerà l’apparato radicale da eventuali gelate inaspettate. In primavera aggiungeremo qualche manciata di concime granulare a lenta cessione equilibrato e poi incorporeremo il tutto al terreno tramite una leggera zappettatura.

Protezione dal freddo

La coltivazione in piena terra andrebbe effettuata solo dove le temperature non scendano mai sotto i -5/-10°C, soprattutto se prolungati. Bisogna precisare che vi sono varietà più resistenti (anche a -12°C), ma prima di mettere a dimora un esemplare, se viviamo al Nord, è bene informarsi accuratamente circa queste caratteristiche. Per ridurre l’impatto del freddo sulle radici è sempre bene approntare una spessa pacciamatura a base di sfasci vegetali, paglia o foglie sane. La parte aerea trae beneficio dalla copertura con materiali appositi, specialmente nel caso vi sia il pericolo di venti freddi.

Pitosforo in vaso

Per la coltivazione in contenitore si consiglia di scegliere varietà appositamente selezionate, di dimensioni modeste e dalla crescita lenta. Il volume del vaso dovrà comunque essere notevole: eviteremo così di operare spesso sulle radici e sarà meno probabile che il pane di terra possa gelare completamente. Irrigazioni Distribuiamo acqua quando il substrato risulta asciutto anche a circa 10 cm di profondità. In primavera e autunno le somministrazioni potranno essere anche piuttosto rare, ma in estate prestiamo la massima attenzione, specialmente se viviamo nelle zone più meridionali della nostra penisola. Concimazione In primavera è utile distribuire un po’ di concime granulare a lenta cessione, con macronutrienti equilibrati o al massimo una leggera preponderanza del potassio. Esposizione È consigliabile trattare il pitosforo, durante la bella stagione, come pianta da esterno. Sceglieremo quindi una zona raggiunta ogni giorno, da almeno 6 ore di sole. In inverno Nelle regioni settentrionali è caldamente consigliato ritirare i vasi durante i mesi invernali: temperature basse molto prolungate possono danneggiare gravemente la parte aerea e le radici possono subire gravi danni se la terra dovesse ghiacciare completamente. Ideale è collocarli in una serra fredda o addirittura temperata (dove il termometro si attesti, di notte, sui 7°C). L’illuminazione dovrà essere almeno buona. Se non abbiamo questa possibilità copriamo la chioma con plastica trasparente o più strati di tessuto non tessuto. Il vaso invece andrebbe isolato con materiale apposito (lana di roccia, polistirolo). Riduciamo drasticamente le irrigazioni per non incorrere in marciumi.

Potatura

Gli esemplari che crescono liberamente non necessitano potature, a meno che non si voglia forzarne il rinnovamento. Le siepi invece, specialmente se formali, vanno mantenute il più possibile in forma. Interveniamo sempre in primavera, alla fine della fioritura. In questa maniera avremo una ricrescita che consentirà nuovi boccioli l’anno seguente. I pitosfori in vaso crescono molto lentamente e generalmente non necessitano interventi, se non minimi.

Varietà Pitosforo

In commercio si trovano facilmente le specie tobira, tenuifolium ed heterophyllus, disponibili inoltre in molte cultivar. Il pitosforo tobira ha un bel portamento arrotondato, adatto alle siepi. Può crescere fino a 10 metri ed è piuttosto rustico (fino a -10°C). Le foglie sono allungate e lucide, mentre i fiori, abbondanti, bianchi e gialli, sono dolcemente profumati. Sono disponibili cultivar nane (al massimo un metro di altezza), altre con foglie variegate, Il pitosforo heterophyllum è di dimensioni medie (fino a 3 metri di altezza). Ha foglie di un bel verde tenero o fiori gialli profumatissimi. Tra i più rustici in assoluto (sopporta anche – 12°C). Adatto anche a collocazioni leggermente ombreggiate. Il pitosforo tenuifolium cresce fino a 5 metri e produce bei fiori profumati, generalmente nel porpora acceso. Mediamente rustico (fino a -10°C). Molte sono le cultivar interessanti: Irène Paterson” dalle foglie crema con sfumature rosate; “Tom Thumb”, fino ad 1 metro e fogliame bronzeo; “Purpureum” fino a 2 metri, foglie porpora intenso; “Silver Magic“ foglie argentate con striature verde chiaro e crema, poco rustico. Fino a 3 metri. “Silver Queen“ fino a 4 metri, foglie verde con margine crema.

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Domande frequenti

  • Qual è la temperatura minima che il pitosforo può sopportare?
    La resistenza al freddo varia notevolmente a seconda della specie e della cultivar. Alcune varietà, come il Pittosporum tenuifolium, sono mediamente rustiche e tollerano temperature fino a -10°C. Altre, come il P. heterophyllum, sono più resistenti e possono sopportare picchi fino a -12°C. Tuttavia, la maggior parte delle specie teme il gelo prolungato e le gelate tardive, che possono danneggiare seriamente la pianta o ucciderla. Nelle zone con inverni rigidi, è fondamentale proteggere le radici con pacciamatura e la chioma con tessuti non tessuti.
  • Si può coltivare il pitosforo in vaso?
    Sì, il pitosforo si presta bene alla coltivazione in vaso, purché si scelgano varietà a crescita lenta e di dimensioni contenute. È essenziale utilizzare vasi di grande volume per garantire spazio alle radici e prevenire il congelamento completo del pane di terra. Durante l'estate, le annaffiature devono essere frequenti poiché il substrato tende ad asciugare rapidamente. In inverno, nelle regioni settentrionali, è consigliabile spostare i vasi in ambienti protetti come serre fredde o temperate, riducendo drasticamente le irrigazioni per evitare marciumi radicali.
  • Quando e come si pota il pitosforo?
    La potatura dipende dall'uso della pianta. Gli esemplari liberi richiedono pochi interventi, limitandosi a rimuovere i rami secchi o disordinati. Per le siepi, la potatura si effettua in primavera, subito dopo la fine della fioritura, per favorire la ricrescita e permettere la formazione dei boccioli fioriferi per l'anno successivo. Le siepi formali vanno pareggiate annualmente tra aprile e giugno. Nei vasi, la crescita è lenta e gli interventi sono minimi, necessari solo per contenere le dimensioni.
  • Che tipo di terreno preferisce il pitosforo?
    Il pitosforo è piuttosto tollerante e si adatta a diversi tipi di suolo, purché siano ben drenati. Predilige terreni fertili e evita quelli eccessivamente argillosi e compatti, che causano ristagni idrici pericolosi per l'apparato radicale. Se il terreno è pesante, è necessario migliorare il drenaggio scavando una buca profonda almeno 50 cm, inserendo uno strato drenante di ghiaia e sostituendo il terreno con una miscela di terra di campo, terriccio per piante verdi e sabbia di fiume.
  • Come si riproduce il pitosforo?
    La propagazione avviene principalmente per seme o per talea. La semina richiede di separare i semi dalla sostanza vischiosa che li ricopre, per poi seminarli in vasi piccoli. I giovani esemplari necessitano di rinvasi annuali e di un periodo di vernalizzazione (2-3 anni in cassoni freddi) prima della messa a dimora definitiva. La talea si effettua prelevando rami laterali semimaturi lunghi circa 10 cm tra maggio e giugno. Dopo il radicamento, si procede con rinvasi graduali fino alla messa a dimora nell'anno successivo.

Scheda Tecnica

Pittosporum spp.

Nome scientificoPittosporum spp.
FamigliaPittosporaceae
Tipo di piantaArbusto o piccolo albero sempreverde
OrigineAsia orientale, Australia, Nuova Zelanda
EsposizioneSole o mezz'ombra, riparata dai venti freddi
TerrenoFertile, ben drenato, non argilloso
IrrigazioneModerata; resistente alla siccità, gradisce annaffiature regolari in estate
FiorituraPrimavera-Estate (aprile-settembre per P. tobira)
AltezzaDa 1 a 10 metri (in coltivazione)
ConcimazioneStallatico in autunno, concime granulare a lenta cessione in primavera
PotaturaLeggera in primavera dopo la fioritura per mantenere la forma
MoltiplicazioneSemina (con vernalizzazione) o talea di rami semimaturi
Malattie e parassitiCocciniglie, rischio gelate tardive
Difficoltà di coltivazioneBassa/Media (facile da coltivare in climi miti)

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