Tartufo d'Alba

Funghi

Tartufo d'alba

Tartufo d'Alba, l'oro bianco. Il Big One, un tartufo bianco del peso di un chilogrammo è stato venduto domenica 9 novembre durante l’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba. L'acquirente è un anonimo imprenditore di Hong Kong che ha sborsato centomila euro per poterselo aggiudicare.

di Redazione

18 novembre 2014

Tuber magnatum Pico

Tuber magnatum Pico, questo è il nome scientifico del tartufo bianco: deriva dal latino magnatus, cioè magnate, in riferimento al suo prestigio. In effetti è la varietà più pregiata, sia gastronomicamente che economicamente. Anche senza il valore del Big one, venduto recentemente, all'Asta Mondiale, il tartufo bianco ha comunque costi elevatissimi. La principale fiera in onore di questo fungo si tiene nella cittadina piemontese di Alba, in provincia di Cuneo, nel cui territorio il tartufo bianco cresce volentieri. Va detto che tutta la parte meridionale del Piemonte è ricca di questi tartufi. Nel castello di Grinzane Cavour, immerso in uno dei paesaggi più caratteristici della terra di Langa, a 5 km da Alba, si tiene l'Asta Mondiale del Tartufo bianco, quest'anno alla sua quindicesima edizione.

Il tartufo d'Alba

Parlare del tartufo d'Alba è una di quelle cose che ti mette soggezione; pensi: chi sarà mai che non conosce il tartufo d'Alba? Chi non sa dov'è Alba? E poi ti rendi conto che stai per parlare non di un fungo, non di un prodotto alimentare, ma del Fungo, con la "effe" maiuscola. Parlare delle cose grandi e non essere banali e scontati non è affatto facile. Alba è una cittadina che supera i 31.000 abitanti, per la gente di Langa è il punto di riferimento storico ed economico, è la loro capitale, da sempre. L'industria dolciaria Ferrero ed il tartufo ne sono i vessilli. Il tartufo o meglio, la "trifola", come lo chiamano da queste parti è ammantato da un alone di originalità, di esclusivismo non solo economico (non è propriamente un prodotto a prezzo popolare), ma piuttosto di elite che rispetta e custodisce gelosamente i prodotti della propria terra: i "trifolao", come sono chiamati i cercatori di tartufi in dialetto piemontese.

Il trifolao

Il tartufo d'Alba possiede caratteristiche uniche che lo fanno essere quel che è. Ha un' aroma ed sapore inconfondibili e così intensi da suscitare emozioni altrettanto intense: o lo si adora o lo si odia, non ci sono vie di mezzo. Con le grandi personalità è sempre così.. Ma se il tartufo d'Alba non è solo un fungo molto apprezzato, lo deve anche a coloro che più di ogni altro lo conoscono, che lo hanno apprezzato per primi e poi ne hanno condiviso la conoscenza. Fare il trifolao è prima di tutto una passione, molto remunerativa se volete, ma sempre una passione. Per poter stringere tra le mani un tartufo ci vuole quella perchè il tartufo è generoso solo con chi se lo guadagna: bisogna conoscere le piante, muoversi di notte con la sola compagnia del cane, in mezzo ai boschi, magari vicino ad un fosso d'acqua.

Il triangolo del tartufo

Il grande successo del tartufo è, indubbiamente, legato alle sue caratteristiche organolettiche, ad un sapiente lavoro di marketing, ma tutto questo è possibile grazie al rapporto quasi simbiotico che si crea fra cane, uomo e tartufo. Paradossalmente, è come se la simbiosi che caratterizza il ciclo vitale di questo fungo permeasse di sè tutto ciò che lo circonda. Il tartufo è profitto economico, ma anche stile di vita, per il trifolao e anche per il cane. Spesso non di razza, un bastardino, piccolo, ben addestrato che "sente" il tartufo, anche quando è sotto decine di centimetri di terra e lo "marca" come direbbe il trifolao. Gli scava attorno, attento a non romperlo, un pezzo di formaggio sarà il suo premio. Sono le prime ore del mattino, trifolao e cane si avviano verso casa, domani un altro tartufo sarà pronto per i tavoli di mezzo mondo.

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Domande frequenti

  • Qual è il nome scientifico corretto del tartufo bianco d'Alba?
    Il nome scientifico ufficiale del tartufo bianco d'Alba è Tuber magnatum Pico. Questo nome deriva dal latino 'magnatus', che significa magnate, e fa riferimento allo straordinario prestigio e al valore economico elevato che questa specifica varietà di fungo ha raggiunto nel tempo. È considerato la varietà più pregiata sia dal punto di vista gastronomico che commerciale.
  • Dove cresce naturalmente il tartufo bianco d'Alba?
    La zona di produzione principale è il Piemonte meridionale, in particolare la provincia di Cuneo e la città di Alba. Il tartufo cresce spontaneamente nei boschi di questa regione, creando un rapporto simbiotico con specifiche piante ospiti. L'area compresa tra Alba e il Castello di Grinzane Cavour è storicamente famosa per la qualità e la quantità di questi funghi ipogei.
  • Come avviene la raccolta del tartufo bianco?
    La raccolta è affidata ai 'trifolai', cacciatori esperti che lavorano spesso di notte o nelle prime ore del mattino. Utilizzano cani appositamente addestrati, spesso meticci piccoli e agili, capaci di fiutare il fungo anche sotto diversi centimetri di terreno. Il cane segnala la posizione scavando delicatamente senza danneggiare il tartufo, ricevendo come premio un pezzo di formaggio.
  • Quali sono le caratteristiche organolettiche del tartufo d'Alba?
    Il tartufo bianco d'Alba è noto per il suo aroma e sapore inconfondibili, estremamente intensi ed emozionanti. Queste proprietà lo rendono un ingrediente unico in cucina, capace di esaltare i piatti semplici. L'intensità del profumo varia in base alla freschezza e alla maturazione del fungo, rendendolo oggetto di culto tra gli appassionati e chef di tutto il mondo.
  • Cosa si intende per 'simbiosi' nel contesto del tartufo?
    Il termine descrive il rapporto vitale tra il fungo, le radici degli alberi (spesso querce, tigli o pioppi) e il cane da caccia. Il tartufo vive in simbiosi con le piante assorbendo nutrienti, mentre il cane collabora con l'uomo per trovarlo sottoterra. Questa relazione tripartita è fondamentale per l'esistenza economica e biologica del tartufo, definendo uno stile di vita specifico per i trifolai.

Scheda Tecnica

Tuber magnatum Pico

Nome scientificoTuber magnatum Pico
FamigliaTuberaceae
Tipo di piantaFungo ipogeo (micorrizico)
OrigineItalia settentrionale (Piemonte/Liguria)
EsposizioneZone boscose, simbionte di alberi specifici
Temperatura minimaNon applicabile (fungo)
TerrenoCalcareo, sciargo, ben drenato
IrrigazioneNecessita di umidità ambientale costante
FiorituraAutunno-inverno (ottobre-dicembre)
AltezzaSotterraneo (ipogeo)
ConcimazioneSimbionte, non concimato direttamente
PotaturaN/A
MoltiplicazioneSpore (difficile coltivazione artificiale)
Malattie e parassitiSusceptibile a insetti e condizioni climatiche avverse
Difficoltà di coltivazioneMolto alta (raccolta selvatica o coltivazione complessa)