Il tempio di Paestum

Una gita a

Parco Vallo di Diano

Il Parco del Vallo di Diano è una zona caratterizzata non solo da una notevole eterogeneità di territorio, ma anche da un carattere misterioso quasi mistico di una terra ricca di cultura e storia. Ricordiamo le colonie greche Paestum ed Elea o la Certosa di Padula. Una terra tutta da scoprire.

di Redazione

06 aprile 2016

La storia del Parco del Vallo di Diano

Le terre cilentane sono di natura carsica e la ricchezza di grotte ha favorito senza dubbio gli antichi insediamenti umani. Ancora oggi la loro presenza è tangibile con le tracce di "strumenti" trovate nelle grotte costiere tra Scario e Palinuro e in quelle interne lungo i percorsi sui crinali dei monti del Vallo di Diano. Lungo questi sentieri antichi probabilmente iniziarono i contatti e le relazioni tra le popolazioni del mare e quelle dell’Appennino. Nell’Età del Bronzo il Cilento fu protagonista degli scambi tra Asia e Africa, tra culture nuragiche ed egee, quando ci fu l’avvio della cultura poliedrica del Mediterraneo. I primi popoli Greci approdarono nel Cilento e nacquero città coloniali come Pixunte o l’antica Poseidonia, oggi Paestum. Dal mare vennero anche i Focei, un popolo dell’Asia minore, che fondarono Elea, oggi Velia, la Scuola Filosofica di Parmenide e la prima Scuola di Medicina. La conquista da parte dei Normanni poi trasformò la terra in latifondi e sfruttamenti. Iniziarono vicende di eroi di un popolo stanco di violenze e di angherie. E dopo l’ennesimo martire, le popolazioni del Vallo di Diano conquistarono di nuovo l’agognata libertà.

La geologia del Parco del Vallo di Diano

Il Cilento ha morfologie collinari con ulivi verdecenere ma anche morfologie aspre incise da torrenti, con boschi di lecci e castagni, paesi arroccati o distesi sul mare. Nel Parco del Vallo di Diano c’è una duplice geologia: quella del cosiddetto "Flysch del Cilento", nel bacino dell’Alento e nei monti occidentali come il Centaurino, e le rocce calcaree dei monti interni e meridionali del Parco. Sulle coste alte il Flysch mostra una fitta stratificazione che assume colori e forme particolari come quelli del terrazzo di Punta Licosa. I suoi paesaggi hanno morfologie dolci con una maggiore presenza di macchia mediterranea. Inoltrandoci all’interno, ci sono solo rocce calcaree, sui massicci del Cervati e degli Alburni. Il paesaggio è modellato da forme carsiche e da una tettonica intensa. Le forre scavate dai torrenti danno un aspetto brullo con povertà di terreni: solo dove il suolo e le acque lo consentono ci sono boschi mediterranei, faggeti oppure prati di lavanda. Ci sono le forme tipiche delle rocce carsiche come le grotte, le cavità e le gallerie, specie nei Monti Alburni dove c'è la grotta di Pertosa.

La flora del Parco del Vallo di Diano

La flora del Parco del Vallo di Diano è costituita da 1800 specie di piante spontanee. Quasi il 10% ha importanza fitogeografica poiché endemica o rara. La più importante è la cosiddetta Primula di Palinuro che è anche simbolo del Parco, una specie antica e localizzata. Nel Parco ci sono entità caratteristiche di ambienti aridi. Nella dinamica evolutiva le piante hanno preso le nicchie ecologiche che erano disponibili e anche quelle create dall’uomo. Le specie si sono gradualmente evolute in piante specializzate e in perfetto equilibrio con l’ambiente. Sulle spiagge è presente ancora il Giglio marino, mentre sulle scogliere vivono fitocenosi ad alofite specializzate (Limonium remotispiculum). Sulle falesie costiere troviamo la nota Primula di Palinuro, la Centaurea, la Campanula napoletana e altre specie che creano uno stupendo paesaggio. Nella fascia arida c’è la Ginestra del Cilento, il Ginepro rosso e lembi di lecceti e boschi a Pino d’Aleppo. Nella zona costiera sono diffusi gli uliveti che si integrano perfettamente nella natura del Cilento. A quote superiori troviamo le Querce insieme ad Aceri, Olmi, Tigli, Frassini e Castagni. E in alto maestosi Faggeti.

La fauna del Parco del Vallo di Diano

La fauna è molto diversificata per l’ampia varietà degli ambienti del territorio. Sulle vette c’è l’Aquila reale e le sue prede, la Coturnice e la Lepre appenninica. Ci sono anche il Falco pellegrino, il Lanario, il Corvo imperiale e il Gracchio corallino. Tra i pascoli si osserva la piccola arvicola del Savi, un roditore erbivoro preda della Volpe, della Martora o del Lupo. Negli stessi prati vive la Lucertola muraiola e la Luscengola che somiglia a un piccolo serpente ma con piccoli arti. Nelle foreste ci sono il Picchio muratore, il Picchio nero e il Ciuffolotto, mentre è interessante vedere l’Astore, un rapace che sta scomparendo. Sugli alberi vivono il Ghiro e il Quercino, mentre nelle tane vivono l’Arvicola rossastra o il Topo selvatico, le prede preferite dal Gatto selvatico. Sulla corteccia vive un insetto raro, il coleottero Rosalia alpina. La fauna nei corsi d’acqua è ricca di lontre. Nelle aree vicine alle sorgenti vive la Salamandra dagli occhiali e quella comune. Dove l'acqua è limpida abbondano la Trota e il Merlo acquaiolo, mentre sulle sponde ci sono piccoli trampolieri come il Corriere piccolo.

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Domande frequenti

  • Quali sono le attrazioni principali del Parco del Vallo di Diano?
    Il Parco del Vallo di Diano offre un mix unico di storia, geologia e natura. Tra le attrazioni storiche spiccano le antiche colonie greche di Paestum (Poseidonia) e Elea (Velia), quest'ultima famosa per la scuola filosofica di Parmenide. Culturalmente rilevante è anche la Certosa di Padula. Geologicamente, il parco si distingue per la sua duplice natura: il Flysch del Cilento sulle coste occidentali, con paesaggi colorati e morbidi, e le rocce calcaree carsiche dei monti interni come il Cervati e gli Alburni, caratterizzati da forre, grotte (come quella di Pertosa) e un aspetto più brullo e impervio.
  • Cosa rende speciale la flora del Parco del Vallo di Diano?
    La flora del parco è eccezionalmente ricca, contando circa 1800 specie spontanee, di cui il 10% è endemica o rara, segno di grande valore fitogeografico. La specie simbolo è la Primula di Palinuro, una pianta antica e localizzata che cresce sulle falesie costiere. Altre piante caratteristiche includono il Giglio marino sulle spiagge, le alofite sulle scogliere, la Ginestra del Cilento e il Ginepro rosso nelle zone aride. Salendo di quota, si trovano lecceti, pinete, querce, olmi, tigli e, nelle zone più elevate, imponenti faggete, dimostrando una grande adattabilità delle specie agli diversi microclimi.
  • Che animali si possono osservare nel Parco del Vallo di Diano?
    La fauna è molto diversificata grazie alla varietà ambientale. Nelle vette e sui pascoli nidificano rapaci come l'Aquila reale, il Falco pellegrino, il Lanario e il Corvo imperiale, oltre alla Coturnice e alla Lepre appenninica. Nei prati vivono mammiferi come la Volpe, la Martora, il Lupo e la piccola arvicola del Savi. Nelle foreste sono comuni il Picchio nero, il Picchio muratore e il Ghiro. Nelle acque dolci abbondano la Lonttra, la Salamandra dagli occhiali, la Trota e il Merlo acquaiolo. Un'incredibile rarità è il coleottero Rosalia alpina, visibile sulla corteccia degli alberi.
  • Come si presenta il paesaggio geologico del Parco?
    Il territorio del Cilento presenta morfologie contrastanti. La costa occidentale, intorno al bacino dell’Alento e ai monti come il Centaurino, è dominata dal "Flysch del Cilento", una formazione sedimentaria con fitta stratificazione che crea paesaggi dolci, colorati e ricchi di macchia mediterranea, come al terrazzo di Punta Licosa. All'interno, invece, prevalgono le rocce calcaree dei massicci del Cervati e degli Alburni. Qui il paesaggio è modellato dal carsismo intenso: si osservano forme brulle, forre scavate dai torrenti, grotte, cavità e gallerie sotterranee, creando un ambiente aspero e drammaticamente bello.
  • Qual è il significato storico del nome "Vallo di Diano" e del territorio circostante?
    Il termine "Vallo" deriva probabilmente dal latino "vallum", indicando un avamposto difensivo o una vallata fortificata, riflettendo la posizione strategica del territorio. Storicamente, queste terre cilentane, di natura carsica e ricche di grotte, furono sede di antichi insediamenti umani fin dall'Età del Bronzo, quando furono crocevia di scambi tra Asia, Africa e culture nuragiche ed egee. L'arrivo dei Greci portò la fondazione di città coloniali come Paestum ed Elea. Successivamente, sotto i Normanni, la terra divenne luogo di grandi latifondi, generando tensioni sociali che culminarono nelle rivolte popolari per riconquistare la libertà, lasciando un'eredità culturale e storica profonda.